Carasco la storia

Cittadina situata alla confluenza dei torrenti Lavagna e Sturla. La parola Carasco appartiene all'antica lingua ligure composta dai termini Car (capo) e Asco (corso d'acqua, fiume o torrente) e significa pertanto "capo di corsi d'acqua" e cioè luogo dove più corsi d'acqua fanno capo. Anticamente faceva parte del territorio di Garibaldo il quale, scacciato dal trono di Pavia venne con sua madre Ariperta a rifugiarsi nel Castello della Bossetta (nella valle di Pontori).

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Nell'anno 712 Garibaldo ricevette in feudo dal re Liutprando altri sei castelli vicini, i quali, dal luogo in cui sorgevano, si chiamavano castello di Arzeno, Nasso, Zerli, Pozza, Ne, Paggi e Panesi. Successivamente Carasco fu feudo dei Ravaschieri, ramo dei Fieschi, Conti di Lavagna. Altre famiglie importanti possedettero beni in Carasco, tra cui i Cesena, i Ravenna, i Rivarola, i Bacigalupi, i quali, nei loro palazzi padronali solevano ospitare i più alti personaggi della Chiesa e dello Stato e nelle Cappelle annesse si univano in preghiera con i loro coloni.

Anche Genova ebbe in quei tempi relazioni influenti con Carasco. Dell'antica chiesa parrocchiale, che sorgeva nel piano di Carasco, vi è traccia in documenti antichissimi dove Carasco era ricordato come chiesa e come villa detta Calascum- Carsascum e Caurasium. Il suo titolare era, e lo conserva tutt'ora, S.Marziano martire e primo Vescovo di Tortona. Inizialmente la chiesa di San Marziano di Carasco era sotto la giurisdizione dei Monaci Benedettini del Monastero di Bobbio e successivamente a quelli di S. Michele della Chiusa della Diocesi di Torino. Il 27/7/1235 Guglielmo, abate di S. Michele della Chiusa, fa donazione a frate Boiolo dei Minori, accettante a nome di Innocenzo IV, del Priorato di Carasco ed il suddetto pontefice di Casa Fieschi, con bolla 4/12/1254, datata da Napoli, conferisce il Priorato ricevuto in dono alla Basilica di San Salvatore di Lavagna. Della vecchia chiesa di Carasco ora non restano che poche tracce, conservate come parte integrante di una casa colonica. Essa fu infatti distrutta dalle terribili alluvioni che, a breve distanza, si succedettero nel XVII sec.

Le inondazioni dell'Ottobre 1626 e 1664, causa degli straripamenti dello Sturla e del Lavagna, hanno cancellato la testimonianza di molti fatti storici e la chiesa fu completamente distrutta.

Fu eretta più a monte nel 1705.

Nelle Cronache Liguri è ricordato sovente, per la sua importanza locale, il Ponte di Carasco, come quello che, collegando le regioni dell'Entella con le vallate di Sturla e di Fontanabuona, manteneva vive le comunicazioni commerciali dei loro abitanti. Vicinissimi a questo ponte vi erano gli oratori di S. Andrea e S. Sisto con annesso Ospedale.

Nel 1623, scrive Bruschi, si pose mano a ricostruire il Ponte di Carasco, andato distrutto nell'alluvione del 1608 ed il 5 maggio del successivo anno venne ornato della marmorea statua di N.S. delle Vigne, portatavi processionalmente dal Clero della parrocchia di Carasco.

Detta statua venne posta sul Ponte in un edicola sorgente sopra una pila. Secondo il Remondini, il Ponte fu nuovamente ricostruito nel 1776, dopo l'alluvione del 1772.

Ma neppure questa volta esso potè resistere all'infuriare dei torrenti Sturla e Lavagna.

Infatti nel 1782 venne nuovamente distrutto dalle acque, tanto che il Consiglio degli Anziani di Chiavari, radunatosi lo stesso anno, deliberò di ricostruirlo in pietra. Scopo della costruzione di questo Ponte era la strada di Lombardia. principale e continua speranza del commercio Chiavarese, con quelle vaste e pingui regioni.

Questo Ponte, non rispondendo più alle esigenze della moderna viabilità, venne abbandonato e sostituito nel 1904 da un altro più comodo ponte in cemento armato ed il Vecchio fu lasciato quale ricordo storico e come mezzo di collegamento tra Carasco e Leivi.